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La riflessione dello scrittore calabrese Francesco Cristofaro, dopo un incontro avvenuto lo scorso 3 maggio

DURANTE UNO SPOSTAMENTO IN TRENO

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La riflessione dello scrittore calabrese Francesco Cristofaro, dopo un incontro avvenuto lo scorso 3 maggio: “è quasi mezzogiorno. Sono su un treno quasi vuoto. Una cinquantenne con gli occhi verdi, si è appena seduta accanto a me, mi saluta, l’aiuto con la valigia perché ne aveva una troppo grossa e mi risiedo. Tutto il treno vuoto e lei sceglie di sedersi accanto a me. Accanto a me che oggi non ho nemmeno voglia di parlare”.

Mi dice: “sai, oggi non mi sento bene”.

Le chiedo un: “come mai sussurrato piano, perché quando stai in silenzio per un po’, poi, le parole fanno fatica ad uscire”.

E lei: “sto andando a trovare mio figlio, che non vedo mai”.

Continuo: “beh, dovrebbe essere felice”.

Lei: “sì, lo sono, è solo che poi, ritorno e lui mi manca da morire, perché sono sola, suo padre non c’è”.

Io: “non oso chiederle dove sia, il padre, non ne ho il coraggio. Ma la vita è così. Quando non vuoi sapere, ti svela tutto”.

Lei: “mi ha lasciato da un po’ di tempo ormai. Ancora non so dove sia, ma so che con me non ci voleva stare. E nemmeno con mio figlio”. Mio figlio è andato via di casa per lui, perché non si è mai sentito figlio nostro, mio marito, non gli voleva bene”.

Proseguo: “e non lo so cosa sia successo, però lei oggi, da suo figlio ci andava per chiarire. Aveva preso quattro treni per andare a riabbracciarlo”.

Anche lei spiega: “non gli ho mai detto che gli voglio bene, forse, per questo è andato via di casa. Eh ma ora glielo dico sai, ora che lo vedo glielo dico che gli voglio bene”.

Cristofaro sottolinea: “ho quasi sorriso quando mi ha detto che gli avrebbe detto di volergli bene. Gli voleva davvero bene, e forse non merita di prendere quattro treni per dimostrarglielo. È che a volte non ci accontentiamo mai, abbiamo bisogno di dimostrazioni, quando l’unico modo sarebbe dire -ti voglio bene-. Che è per le cose non dette, che si puo’ morire dentro. E oggi, che è quasi mezzogiorno e non avevo alcuna voglia di piangere, di ascoltare, porto a casa questa storia e la tengo dentro come fosse mia. E farà pace con il figlio. E il figlio lo capirà. Certi occhi, non li dimentichi. Te li porti addosso come fossero tuoi”.