Ammetto di essermi sbagliato: “quando Basile ha chiesto audizione alla Corte dei Conti avevo pensato che ci fosse andato per chiedere più tempo per la rimodulazione del Piano di Riequilibrio”. Lo ha scritto in un Post su Facebook, pubblicato oggi 22 luglio 2022, Luigi Sturniolo già candidato a primo cittadino alle Elezioni del 12 giugno scorso per la ‘Lista’ ‘Messina in Comune’!
Ha aggiunto Sturniolo:
- il neo Sindaco, invece, sperava di avere una interpretazione della norma che consentisse di mettere una pezza alle conseguenze delle dimissioni di De Luca;
- Cosa è avvenuto, infatti? Il dimissionario De Luca aveva chiesto e ottenuto dalla Corte dei Conti, sulla base di una norna contenuta nella Legge di bilancio, la possibilità di rimodulare entro 120 giorni dal 31 gennaio il Piano di Riequilibrio senza ripassare dalla Commissione ministeriale. Successivamente aveva chiesto ai consiglieri comunali del gruppo misto di firmare tutte le delibere della Giunta dimissionaria tranne il Piano di Riequilibrio rimodulato, lasciando così la palla agli altri consiglieri, che evidentemente non potevano avere uguali motivazioni, e puntando sul parere positivo della Corte dei Conti sul Piano non rimodulato;
- così, il Piano di Riequilibrio rimodulato non è stato discusso in aula. Successivamente, il Commissario Santoro ha chiesto e ottenuto di potere rimodulare o riformulare il Piano come prescritto dal Milleproroghe, che intanto aveva convertito quanto contenuto nella Legge di bilancio. Il Milleproroghe, intanto, oltre a concedere ulteriori 30 giorni, inseriva appunto la parola “riformulato”. Secondo l’interpretazione della Corte dei Conti il Comune di Messina, avendo un Piano di Riequilibrio approvato dal Consiglio ma non dalla Corte dei Conti, non può che “riformularlo” e quindi il Piano deve ripassare dalla Commissione ministeriale;
- la traduzione in parole semplici di tutto questo ambaradan è che adesso tutto ricomincia dall’inizio. Niente paura, però. I Piani di Riequilibrio sono così. Sono fatti per tenere i Comuni nè vivi nè morti. In agonia, così da lasciare che lentamente si estinguano.



