Ieri mattina mentre è stato abbracciato dai suoi sostenitori a Bari, alla presentazione del suo ultimo album dal titolo… “Non abbiamo armi”, Ermal Meta ha ricevuto un grande dono dai rappresentanti istituzionali del capoluogo pugliese.
Ermal, ha riferito: “io, non dimentico da dove sono partito anche perchè se dimentichi del passato, rischi di ottenere un futuro abbastanza nebbioso e non mi piace la nebbia”.
La nebbia che circondava il futuro di Ermal Meta si è dissolta da tempo, da quando a 13 anni nel 1994 emigrò a Bari dall’Albania con la sua famiglia. Il vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo ha ricevuto le chiavi della città dal sindaco Antonio Decaro.
Decaro, ha affermato: “è il premio, dato ad un ragazzo che è arrivato nella nostra città quando aveva 13 anni. Quì, ha mosso i primi passi di un percorso professionale, artistico che è già stato straordinario”.
Nelle motivazioni della consegna, si legge: “nelle sue canzoni, Meta parla di guerra e terrorismo, senza cadere negli stereotipi”.
Alla domanda del cronista (Alessandro Trevisan) della TGR Puglia su cosa direbbe ad un ragazzo barese che subisce la tentazione, il fascino delle armi, Ermal ha risposto in tal modo: “il fascino delle armi, è il fascino più sbagliato che esista. Non mi sentirei di dire nient’altro se non di starne veramente alla larga perchè tutto ciò che sembra facile e immediato, dopo lo paghi. Perchè non esistono, debiti non pagati nella vita”.
Fatmira Borova (la mamma di Ermal), racconta quel ragazzo che in assenza del padre la aiutò a crescere due fratellini più piccoli e specifica: “Ermal era il mio braccio destro, era la mia spalla. Era il mio pilastro, la mia forza. Quello dei fratelli anche. E’ stato sempre così”.



