Home Cronaca Carlo Priolo (avvocato – Roma): “La Costituzione e la realtà”

Carlo Priolo (avvocato – Roma): “La Costituzione e la realtà”

SPIEGATE ATTRAVERSO IL DIPINTO "LA FORTUNA", DELL'ARTISTA SALVATOR ROSA

1925

“1. L’Italia è una Repubblica dittatoriale, fondata sull’ipocrisia e l’omertà.
2. La Repubblica dittatoriale riconosce i diritti inviolabili solo alla Casta negandoli in particolare ai BAMBINI.
3. Tutti i cittadini sono DISEGUALI davanti alla legge, che viene applicata a seconda del censo. I ricchi si possono difendere i poveri dovranno perire con i loro figli.
L’art. 13 sulla Libertà personale inviolabile è di fatto abolito. Sono gli abusivi al potere che decidono a chi darla ed a chi toglierla”.

Dal dipinto di Salvator Rosa -La fortuna-, olio su tela, 1659… non è merito a governare il mondo: “è la fortuna. La ricchezza, il potere, il successo, la fama, la gloria… nulla di tutto questo tocca a chi davvero lo meriterebbe. Anzi, i più potenti sono spesso delle autentiche bestie. E dunque ciò che chiamiamo -ordine- o -sistema- è solo il capriccioso e perverso risultato della sorte (forse nel 1600 oggi è diverso). Eppure è proprio questo il messaggio della -Fortuna- di Salvator Rosa, una feroce satira del potere dipinta nella Roma papale del 1659”.

Qui la sorridente allegoria della SORTE svuota la sua cornucopia su un variopinto branco di bestie: “e così scettri, corone, allori, denaro, porpore cardinalizie e insegne aristocratiche piovano su un bufalo, un bue, un lupo, un caprone..! Un asino è coperto da un manto regale, mentre un porco selvatico fiuta le perle che (almeno a stare nel Vangelo) non dovrebbero essergli gettate”.

Tutte dimostranze di una verità che il pittore intese di far conoscere: “che è proprio della -Fortuna- il dispensare i suoi beni a chi meno li merita. Salvator Rosa era molto fiero di questo quadro da esporlo alla pubblica mostra di pittura che si fece al Pantheon in occasione della festa di San Giovanni”.

La reazione a questa sfrontata e -solennissima pasquinata- fu violenta: “giunse la cosa a segno che già doveva al pittore essere fatto render conto in carcere del significato della pittura. Solo l’intervento del principe Mario Chigi salvò l’artista dalla prigione… un gesto che permise all’aristocratico di mostrarsi meno indegno, almeno sul piano morale, dell’enorme ed immensa fortuna che gli era piovuta addosso quando suo fratello Fabio era stato eletto Papa, con il nome di Alessandro VII°”.