Il giornalista Emilio Pintaldi, conduttore di Malalingua la trasmissione in onda il venerdì sera sull’emittente Tv Tcf di Messina, entrando nel merito di alcuni eclatanti spostamenti avvenuti nell’ambito ecclesiale cittadino scrive: “padre Giuseppe Brancato dall’1 febbraio non sarà più direttore della Caritas diocesana come non sarà più parroco della parrocchia di Camaro San Paolo. Aveva fatto bene padre Brancato. Tanto bene. Non c’era parrocchia o cristiano che bussasse alla sua porta senza ottenere una risposta”.
“Aveva risposto con immediatezza all’appello del Santo padre che chiedeva alle chiese e alle istituzioni religiose di ospitare i migranti lanciando il progetto -Rifugiato a casa mia-. Aveva aiutato gli ultimi, ma proprio gli ultimi, nei percorsi di integrazione. Si era occupato di carcerati e di famiglie di carcerati portando un progetto teatrale sino alla prigione locale. Aveva lavorato in un quartiere tra i più difficili della città, Camaro appunto. Padre Brancato aveva diretto una delle più importanti istituzioni della chiesa di cui capo ufficiale è l’arcivescovo”.
“E l’arcivescovo monsignor Accolla lo ha promosso e rimosso inviandolo a Salina, come Garibaldi a Caprera, a guidare non una ma tre parrocchie. Qualche mese fa, padre Calcara, parroco della chiesa del Dazio, che aveva avviato una crociata contro la mafia e la mala politica nel quartiere di Giostra, si era battuto contro la chiusura del convento del Dazio considerato un avamposto cristiano contro mafia e povertà. Una chiusura che aveva visto scendere in campo il sindaco, la comunità religiosa, intellettuali. Anche noi avevamo mandato una lettera al frate generale della comunità domenicana. Il convento non è stato chiuso”.
“Frate Calcara, il frate che non piaceva ai politici, è stato trasferito in Calabria. Promosso e rimosso come padre Brancato. Promoveatur ut amoveatur è una locuzione in lingua latina. La traduzione letterale è sia promosso affinché sia rimosso. Viene usata spesso nel linguaggio burocratico per esprimere la necessità di liberare una posizione chiave dell’organigramma dalla persona che lo occupa, promuovendo la stessa persona a un qualunque altro ruolo di rango superiore, per lo più meramente onorifico, essendo questo l’unico mezzo per poterlo -legalmente- allontanare dalla posizione occupata”.



