Dal 2007 Amore Criminale, racconta storie di donne brutalmente uccise da compagni o familiari…, ma non solo, vicende di violenza che ha la meglio sul bene… il male che vince.
Nella puntata andata in onda domenica 18 febbraio 2018, Veronica Pivetti ha documentato un’altra storia, ricostruita con una docufiction: “quella di William Pezzullo, un ragazzo di Brescia sfregiato con l’acido il 19 settembre 2012, dalla sua ex fidanzata (Elena Perotti ). Il giovane, che all’epoca gestiva un rinomato bar nel suo paese, è vittima di un controllo costante da parte della donna, che fa spesso scenate di gelosia, lo tempesta di messaggi e telefonate, si presenta al bar con la convinzione di essere stata tradita. Dopo due anni di relazione instabile William decide di chiudere definitivamente la storia con lei”.
La donna si allontana da lui, iniziando però una feroce attività di persecuzione che colpisce anche i familiari e gli amici di lui. Poi accade l’irreparabile: “si passa dalle persecuzioni alla violenza brutale. Infatti assieme a un complice l’ex fidanzata di William si apposta e lo aggredisce con un secchio pieno d’acido deturpandogli il volto. Per quella violenza la donna e il suo complice sono stati condannati in via definitiva a 8 e 10 anni”.
Su questo caso, noi di Messina Magazine, abbiamo ricevuto il parere dell’avvocato Elisabetta Aldrovandi (presidente Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime) che ci ha riferito: “la storia di William è una storia di violenza al femminile, nata all’interno di un amore spinto alla massima velocità e del quale lei, lasciata per i comportamenti ossessivi, non accetta la separazione e decide di vendicarsi nel peggiore dei modi. Non potrà essere più suo ma di nessun’altra”.
“Colpendolo in ciò che attraeva di più le donne, la sua giovane e attraente bellezza. Ma ciò che più sconvolge di questa storia di pianificazione diabolica è che lei, l’autrice di questo reato così grave, non si è mai pentita, né ha ricevuto la pena che probabilmente avrebbe meritato. Condannata a otto anni in appello, confermati in Cassazione, è riuscita a evitare il carcere per le maternità, entrandoci per pochi mesi solo nel 2017. E nulla ha pagato del milione e duecentomila euro di risarcimento cui è stata condannata”.
“Ma soprattutto, non ha mai manifestato il benché minimo segnale di dispiacere, come se il suo gesto rappresentasse quella giusta vendetta per lo sfregio di essere stata lasciata. Non sono amori malati, questi. Sono amori mai nati, sentimenti malsani travestiti di passione e sessualità, ma che nascondono le peggiori atrocità. Che, anche e sempre più spesso, sono declinati al femminile”.



