Home Sicilia Magazine Messina Teatro gremito per l’opera di Lorenzo Guarnera “L’eredità dello zio canonico”

Teatro gremito per l’opera di Lorenzo Guarnera “L’eredità dello zio canonico”

Personaggi diversi che hanno trasmesso insegnamenti di vita importanti e ci hanno regalato grasse risate.

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lorenzo guarnera

Si è conclusa con un grande successo la serata di ieri al Teatro Vittorio Emanuele, con un debutto emozionante della nuovissima Associazione Teatrale e Culturale “Lorenzo Guarnera”, che ha presentato in maniera magistrale la commedia esilarante in tre atti di Antonio Russo Giusti, “L’eredità dello zio canonico”, commedia in vernacolo diretta e rielaborata da Lorenzo Guarnera, nonché presidente dell’Associazione.

Il consenso del pubblico è arrivato fin da subito e ha accompagnato tutta la durata delle scene, manifestando ampiamente il divertimento e l’ilarità trasmessi, frutto di un intenso e meticoloso lavoro trimestrale, fino ad arrivare all’epilogo che si è concluso con un commovente e suggestivo momento di premiazione nei confronti di due personaggi noti nel messinese: l’attore Nino Manganaro, che ha ricevuto una targa di riconoscimento per la sua carriera attoriale e il giornalista Orazio Raffa, con un premio alla carriera.

I protagonisti della serata sono stati innanzitutto il regista e primo attore della compagnia, Lorenzo Guarnera, che con la sua esperienza e professionalità ha saputo trovare e trasformare i personaggi in maniera impeccabile, eseguendo un’interpretazione ricca di mille sfaccettature diverse, dal pianto liberatorio a cascate di risate contagianti.

Tornate in scena insieme dopo tantissimi anni, le straordinarie Graziella Alfieri e Ivana Pittella, che hanno interpretato la moglie Nunzia e la cugina Maddalena senza lasciare nulla al caso, sfruttando la loro carriera teatrale in maniera ineccepibile.

Ma non solo: tutti gli attori scelti dal Guarnera sono conosciuti nella zona del messinese per aver presentato al pubblico diverse opere teatrali, sia i dilettanti, sia i professionisti. Indimenticabili e insostituibili le recitazioni di Silvana Foti e Gaetano Murabito, che si sono calati rispettivamente nella parte della segretaria del notaio e del cugino Santo, un personaggio, per dirla alla Russo Giusti, “senza scrupoli e senza cuscienza, un malacarne”! Ancora, personaggi chiave della commedia: il Cavaliere Amore, Giuseppe Valenti, il Notaio, Francesco Micari e il Vicario Chiarenza, Giuseppe Tuzzo; un trittico divertente e preparato, che ha trovato il modo migliore per emergere e per caratterizzare i ruoli attribuiti dal regista.

Concludendo la rassegna degli attori, bisogna necessariamente dare il giusto merito ai tre giovanissimi della compagnia: Sabrina Samperi – Agatina, Gabriele Celona, il cugino Mario, e Fabrizio Siracusano, il garzone e il cameriere. Personaggi diversi, se non ai poli opposti, ma che hanno trasmesso insegnamenti di vita importanti e ci hanno regalato grasse risate.

Continuando il viaggio all’interno dei pilastri della compagnia incontriamo il direttore di scena e costumista, Carmelo Samperi, che ha offerto al pubblico un’atmosfera anni ’50 veritiera e dei costumi appropriati e in alcuni casi molto comici; l’aiuto regista e responsabile delle comunicazioni, Ylenia Cambria, che ha seguito pedissequamente tutta la nascita dell’Associazione e la gestione burocratica, aiutando il regista nel curare i dettagli tecnici ma anche e soprattutto nel supportare gli attori con consigli e osservazioni.

L’atmosfera non sarebbe stata la stessa senza l’intervento delle truccatrici Valeria Botta e Federica Bucolo, che insieme si sono divertite giocando con i lineamenti degli attori e trasformandoli in base alle occasioni rappresentate in scena.

Un immenso grazie, infine, va a Donato Grimaldi per gli scatti meravigliosi realizzati durante le scene, a Davide Balsamo, per la scenografia, a Dino Privitera per l’audio e le Luci, alle riprese di Adone Guerrini, alla presentatrice Letizia Lucca e a tutti i collaboratori che hanno contribuito a creare un’atmosfera serena e armoniosa dietro le quinte e in sala. (Ylenia Cambria)