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Un ricordo dell’attore Vittorio Mezzogiorno, a 24 anni di distanza dalla sua morte

AVVENUTA IL 7 GENNAIO DEL 1994, QUANDO AVEVA SOLO 52 ANNI

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Oggi, 7 gennaio 2018, ricorre il 24° anniversario dalla morte dell’attore Vittorio Mezzogiorno. Nacque il 16 dicembre 1941 a Cercola (NA), morì il 7 gennaio 1994. Fù stroncato da un improvviso arresto cardiaco, in una sera di venerdì che segnava la fine delle festività natalizie. Già in precedenza, era infermo a causa di una operazione, dal momento che lottava contro un tumore ai polmoni. Con la sua scomparsa, si perse un umanissimo interprete che trasmetteva vitalità.

Vittorio era l’ultimo di sette fratelli, la vita lo condusse in varie parti del mondo, per la sua bravura ce lo contendevano in molti. Visse a Parigi, Roma in luoghi vicino al mare, nel Molise, a Ronchi, ed a Milano nel palazzo della famiglia di Cecilia Sacchi (la moglie anch’essa attrice). Crebbe nella Napoli di via Elena, di giorno studiava e di notte al riparo dallo sguardo dei genitori, pur a volte febbricitante non di rado viveva per strada a contatto con ogni rischio della città e con le vite emarginate che vi si potevano incontrare.

Questo modo di vivere, per le sue capacità non gli precluse di potersi laureare in Legge. Il fratello maggiore Vincenzo (con velleità da regista), notata la bravura lo faceva allenare nei panni di Caronte, improvvisando una scenografia di sedie accatastate. Quella fù una scintilla, che gli fece venire la voglia di frequentare il Teatro S ove recitò in lavori di Beckett e Ionesco. Il celebre Eduardo De Filippo, dopo un provino mal riuscitò deol ’66/’67 lo chiamò nella “Scarpettiana”, per cimentarsi nelle farse “Na mugliera africana” e “O mmiedeco d’e femmene”.

Nell’estate di quell’anno, invece a Segesta diede corpo ad Aristofane al fianco di Cecilia Sacchi che poi diventò la sua compagna che gli diede una figlia, Giovanna che ha proseguito sulle orme artistiche di entrambi i genitori.

Mezzogiorno, và ricordato per la propria attività in Teatro, al Cinema ed in Tv caratterizzata da una varietà di sfide ed ideali perseguiti (nonostante fosse schivo) per (come a lui faceva piacere evidenziare) andare sempre verso la ricerca della conoscenza. Dal 1984 al 1988, Peter Brook lo volle con sè nella messinscena del Mahabharata, un poema (il più esteso) epico indiano nel quale lui recitò sia nelle versioni il lingua francese ed europea che in quella intercontinentale in inglese.

Terminata questa esperienza, al rientro in Italia gli si spalancarono le porte di una serie allora popolarissima “La Piovra”, in cui sostituì Michele Placido ed il commissario Corrado Cattani. Era, il protagonista principale della 5^ e della 6^ serie nei panni di Davide Licata, un poliziotto infiltrato che la mafia siciliana credette morto dopo aver compiuto un attentato ai danni della Squadra della quale faceva parte. Ma sopravvissuto a quella circostanza, si trasferì in America facendo i lavori più umili.

Ritornò (nella fiction), a combattere il crimine in Sicilia insinuandosi sotto mentite spoglie all’interno della famiglia Linori per scoprirne i segreti grazie all’impegno dell’amico ispettore della Polizia statunitense Simon Barth interpretato da un’altro grande personaggio, Ray Lovelock (recentemente scomparso).