Batti e ribatti estenuante oggi fra i due candidati a sindaco Cateno De Luca e Dino Bramanti, su un unico punto, la prescrizione dell’ex sindaco di Fiumedinisi, tema al quale il professore (neurologo) rappresentante del centrodestra si è molto affezionato negli ultimi giorni, parlando dell’avversario come di un pluriarrestato dimenticandosi che la Cassazione nel 2011 affermò che l’ex primo cittadino del Comune jonico non potesse essere arrestato. Mentre nel novembre 2017, gli arresti sullo scandalo Fenapi, furono smontati in sede di Ufficio del giudice delle indagini preliminari prima e di Tribunale del Riesame dopo.
Cateno De Luca, scrive nuovamente: “Placido, corro da una parte all’altra della città per incontrare cittadini che hanno deciso di votare per me. Non ho tempo da perdere dietro le contumelie e le bugie che scrivono i tuoi consulenti…”.
Il parlamentare, aggiunge: “ti sei negato ad ogni confronto per tutta la campagna elettorale pensando di essere vincente. Ora che hai scoperto di essere perdente chiedi il confronto in un salotto -amico-…”.
“Posto che ora sono io in vantaggio pongo le condizioni. Siccome vorrei confrontarmi con il vero candidato a sindaco chiedo che al confronto partecipi anche l’on. Francantonio Genovese e non accetto rifiuti. Tra l’altro è anche più capace di te nel discutere di prescrizione e… condanne! Ormai è evidente che La tua sconfitta preannunciata dai sondaggi e lo scricchiolio delle poltrone sta causando dei traumi irreversibili al punto tale da costringere lo stesso Bramanti ed il suo staff a parlare di vicende giudiziarie e non di aspetti amministrativi totalmente sconosciuti all’esimio professor esclusivamente impegnato a papparsi la sanità mettendo le mani anche sul Papardo e demolendo il Policlinico”.
“Delle vicende giudiziarie ce ne occuperemo nelle sedi opportune come è giusto che sia. Prendiamo atto che il linguaggio usato dal professor denota ormai un nervosismo tipico dei disperati che pur avendo il sostegno di tutta la casta politica hanno dovuto prendere atto della sconfitta causata dalla sollevazione del popolo sovrano”.



