Articolo… tratto, da www.gazzettadelsud.it!
Bisognerebbe indagare i motivi che hanno determinato l’allontanamento dalla famiglia del minorenne affetto da disturbi d’attenzione e iperattività, al di là delle presunte violenze, dei presunti atti di bullismo subiti dal bimbo di San Marco Argentano all’interno di una casa famiglia di Cetraro.
Bisognerebbe interrogarsi sui motivi alla base dello “strappo” dagli affetti familiari: sono punti di domanda importanti la cui risposta potrebbe aggravare in modo apprezzabile – qualora venissero accertate – le responsabilità sulle presunte violenze da parte di un 14enne… una circostanza quest’ultima che mette in evidenza il fatto che il bambino in quella struttura non stia poi così bene… motivo per il quale il legale della madre, l’avvocato Vincenzo Montone, nei giorni scorsi, ha inoltrato al Tribunale per i minorenni di Catanzaro un’istanza urgente di revoca del provvedimento di allontanamento del bimbo dalla famiglia… provvedimento che sarà discusso il 9 dicembre.
Nell’istanza inviata al presidente del Tribunale dei minorenni, il legale non solo non ravvisa deficit all’interno del nucleo familiare (ragion per cui non si spiegherebbe l’allontanamento, ma) rappresenta anche una «preoccupante» situazione di «grave pregiudizio» per il minorenne. Secondo quanto riportato, infatti, il bambino vivrebbe nella struttura cetrarese in condizioni abbastanza discutibili. Oltre a subire le presunte aggressioni di un ragazzo più grande, secondo il legale mostrerebbe segni di fragilità emotiva «vivendo in un contesto di promiscuità con adolescenti».
A ciò si aggiungerebbe la figura misteriosa di un uomo, chiamato dal bambino “Zio Said”, che trascorrerebbe molto tempo con lui senza che il suo ruolo appaia chiaro. Nell’istanza si sottolinea, inoltre, che il collocamento nella struttura «sia avvenuto senza il previsto Piano educativo individuale, disposto dal Tribunale. Una circostanza, quest’ultima, secondo gli accertamenti del legale, «mai realizzato dai Servizi sociali di San Marco Argentano».
Un fatto di per sé già preoccupante e al quale si somma il «presunto deficit» della casa famiglia cetrarese che, stando agli accertamenti dell’avvocato Montone «non risponderebbe, agli eventuali requisiti di struttura specialistica a valenza sanitaria idonea per ospitare un minorenne a cui siano stati diagnosticati i disturbi di attenzione e iperattività (Adhad).
Privare il minorenne del Piano educativo individualizzato – sottolinea il – ha determinato un collocamento “al buio”, senza di progettualità educativa, vanificando, soprattutto, il presunto lo scopo terapeutico dell’allontanamento e andando a configurare, perciò, un grave danno per il minorenne».



