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Cadono quasi tutte le accuse sull’inchiesta “Angeli e Demoni”, il processo noto come “caso Bibbiano” incentrato su un presunto sistema di affidi illeciti: degli oltre 100 capi d’accusa – con condanne richieste fino a 15 anni – contestati dai magistrati della Procura di Reggio Emilia, dopo la sentenza di primo grado rimangono oggi tre condanne, con pena sospesa

LE CONDANNE

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Testo… tratto, da… www.tgla7.it!

Cadono quasi tutte le accuse sull’inchiesta “Angeli e Demoni”, il processo noto come “caso Bibbiano” incentrato su un presunto sistema di affidi illeciti: degli oltre 100 capi d’accusa – con condanne richieste fino a 15 anni – contestati dai magistrati della Procura di Reggio Emilia, dopo la sentenza di primo grado rimangono oggi tre condanne, con pena sospesa.

Due episodi di falso in atto pubblico sono contestati a Federica Anghinolfi, uno a Francesco Monopoli, mentre un’accusa di rivelazione di segreti inerenti al procedimento penale è contestata alla neuropsichiatra Floriana Murru.

Le condanne
I tre sono stati condannati nel processo sul “caso Bibbiano”, rispettivamente, a due anni, un anno e otto mesi e cinque mesi, con la sospensione condizionale. Per Anghinolfi, ex responsabile dei Servizi sociali dell’Unione Val d’Enza e considerata dalla Procura reggiana la figura chiave del ‘sistema’, i falsi erano su una causale relativa ad un rimborso e un altro sulle spese di bilancio, mentre per Monopoli, assistente sociale, su una relazione chiesta dal tribunale civile per decisioni da prendere su un minore.

Per quanto riguarda il resto del processo, i giudici hanno pronunciato assoluzioni per i 14 imputati con alcuni proscioglimenti per prescrizione: erano oltre cento i capi di imputazione, con pene richieste fino a 15 anni. Una sentenza accolta con favore dai legali della principale imputata Anghinolfi.

“Oggi sappiamo – hanno detto gli avvocati Mazza e Ognibene che non esistono demoni – contrapposti agli angeli, che la nostra assistita non è una ‘ladra di bambini’. Questa verità giudiziale ci ripaga degli sforzi compiuti, ma non cancella la distruzione mediatica dell’immagine della nostra assistita né i danni irreparabili e incalcolabili provocati al sistema della tutela dei minori”.