Testo… tratto da, www.gazzettadelsud.it!
Diventa definitiva per gli effetti penali l’assoluzione pronunciata dai magistrati della corte d’appello nel giugno scorso con cui i giudici ribaltarono completamente la condanna a 16 anni e mezzo di reclusione per un padre 55enne accusato ingiustamente dalla ex compagna di abusi sessuali sulla figlia minorenne.
Adesso i membri del collegio d’appello che decisero quella sentenza d’assoluzione piena hanno depositato le motivazioni, le ha scritte il giudice Bruno Sagone, per spiegare il perché di quella formula, ovvero “perché il fatto non sussiste”.
La svolta del processo d’appello è stata la decisione di rinnovazione del dibattimento e la nomina di un perito, il dott. Giovanni Carlo Costanza, al quale venne formulato un quesito molto preciso: accertare “se la capacità emotiva e relazionale di … non sia influenzata da disturbi di personalità o di rilevanza psichiatrica che possano averne inficiato l’attendibilità, nonché l’esistenza di eventuali effetti post traumatici da abuso sessuale”.
E il nuovo perito, tra l’altro confermando quanto era già emerso in primo grado dopo le deposizioni dei periti – la dott. Maria Costanzo del gip, il dott. Sergio Chimenz e la dott. Roberta Bruzzone, consulenti della difesa -, ha concluso asserendo l’inesistenza di un quadro clinico compatibile con gli esiti di un disturbo postraumatico.



