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“In risposta alla richiesta di chiarimenti sul processo di nomina, il dirigente comunale Salvatore De Francesco con un documento dello scorso 11 novembre, indirizzato alla Segreteria Generale ma anche al consigliere Alessandro Russo e all’Associazione Diritti in Movimento rappresentata da Angela Rizzo, nonchè al Sindaco Federico Basile, al Direttore Generale Salvo Puccio, al Presidente del Consiglio Nello Pergolizzi, ha specificato che la verifica delle cause di ineleggibilità di Padre Giovanni Amante alla carica di Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Municipio di Messina non rientrava nelle sue competenze, ma era una prerogativa del consiglio comunale: secondo De Francesco, quindi, il consiglio avrebbe valutato che la qualifica di ministro di culto di Amante non avrebbe esercitato un’influenza indebita sui membri del consiglio stesso e, pertanto, non rientrava tra le cause di ineleggibilità previste dalla legge… insomma un rimpallo di responsabilità, su cui è intervenuta Più Europa, che aveva già nei mesi precedenti affrontato il caso anche a seguito del parere della segretaria Generale del Comune, protocollato il 15 ottobre, che ha escluso l’eleggibilità di Padre Amante come Garante dei Diritti per l’Infanzia, denunciando il silenzio dell’amministrazione”

LO RIFERISCE IN UN TESTO ODIERNO, PALMIRA MANCUSO (COMPONENTE DEL PARTITO PIÙ EUROPA)

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“In risposta alla richiesta di chiarimenti sul processo di nomina, il dirigente comunale Salvatore De Francesco con un documento dello scorso 11 novembre, indirizzato alla Segreteria Generale ma anche al consigliere Alessandro Russo e all’Associazione Diritti in Movimento rappresentata da Angela Rizzo, nonchè al Sindaco Federico Basile, al Direttore Generale Salvo Puccio, al Presidente del Consiglio Nello Pergolizzi, ha specificato che la verifica delle cause di ineleggibilità di Padre Giovanni Amante alla carica di Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Municipio di Messina non rientrava nelle sue competenze, ma era una prerogativa del consiglio comunale: secondo De Francesco, quindi, il consiglio avrebbe valutato che la qualifica di ministro di culto di Amante non avrebbe esercitato un’influenza indebita sui membri del consiglio stesso e, pertanto, non rientrava tra le cause di ineleggibilità previste dalla legge… insomma un rimpallo di responsabilità, su cui è intervenuta Più Europa, che aveva già nei mesi precedenti affrontato il caso anche a seguito del parere della segretaria Generale del Comune, protocollato il 15 ottobre, che ha escluso l’eleggibilità di Padre Amante come Garante dei Diritti per l’Infanzia, denunciando il silenzio dell’amministrazione”. Lo riferisce in un testo odierno, Palmira Mancuso (componente del Partito Più Europa).

La Mancuso aggiunge: “tuttavia, come emerge dalle dichiarazioni del dirigente De Francesco, la responsabilità di valutare eventuali motivi di ineleggibilità era interamente del consiglio comunale, non del dirigente stesso. Questo punto è preoccupante…, il consiglio avrebbe approvato un incarico senza i necessari pareri e in assenza di documenti regolari, violando così i requisiti di trasparenza e regolarità”.

Mancuso sottolinea come: “Pergolizzi, presidente del consiglio comunale, avrebbe potuto evitare questa situazione richiedendo un parere di regolarità alla segretaria comunale e, in caso di irregolarità, dichiarare nulla la votazione. Invece, il presidente ha ignorato le numerose comunicazioni ricevute dai cittadini che lo informavano delle criticità relative alla nomina di Padre Amante”.

Dice ancora la Mancuso: “è inaccettabile che si siano ignorati appelli e che si siano presentati documenti incompleti in aula, dove invece dovrebbero arrivare delibere già dotate di tutti i pareri necessari. La gestione di questa vicenda mina la fiducia nelle istituzioni e pone gravi dubbi sulla trasparenza con cui il Comune di Messina affronta incarichi così importanti”.

Conclude la Mancuso: “Più Europa chiede al consiglio comunale e al presidente Pergolizzi un’assunzione di responsabilità e un immediato intervento per verificare la regolarità dell’iter e ristabilire fiducia e trasparenza nella gestione pubblica”.