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La Procura di Messina aveva avanzato la richiesta di arresti domiciliari per l’ex rettore Salvatore Cuzzocrea, indagato per plurimi episodi di peculato, ma il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ha rigettato la misura cautelare, motivando la decisione con la presunta assenza di esigenze cautelari

LA VICENDA, CHE HA GIÀ TRAVOLTO L’UNIVERSITÀ DI MESSINA, HA VISTO CUZZOCREA AL CENTRO DI INDAGINI PER PRESUNTI ILLECITI LEGATI ALLA GESTIONE ECONOMICO-FINANZIARIA DELL’ATENEO

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Testo… tratto da, www.messinatoday.it!

La Procura di Messina aveva avanzato la richiesta di arresti domiciliari per l’ex rettore Salvatore Cuzzocrea, indagato per plurimi episodi di peculato, ma il giudice per le indagini preliminari del Tribunale ha rigettato la misura cautelare, motivando la decisione con la presunta assenza di esigenze cautelari.

La vicenda, che ha già travolto l’Università di Messina, ha visto Cuzzocrea al centro di indagini per presunti illeciti legati alla gestione economico-finanziaria dell’Ateneo. Contestualmente al rigetto dell’arresto, il gip ha disposto il sequestro di beni per oltre due milioni di euro, a tutela delle eventuali responsabilità patrimoniali.

Secondo fonti dell’Ansa, la Procura di Messina, guidata da Antonio D’Amato, sta valutando la possibilità di ricorrere al Tribunale del riesame per ottenere il provvedimento restrittivo originariamente richiesto. La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di scandali che hanno interessato l’Ateneo, sollevando questioni sulla trasparenza e la gestione amministrativa.

A dare il via alle indagini erano state le denunce del sindacalista e componente del Senato accademico Paolo Todaro che aveva documentato proprio due milioni di rimborso spese in cinque anni. Anzi, per l’esattezza, 2.217.844,00 nel periodo 2019-2023. Todaro, aveva spulciato anche tutti i dati contenuti sul portale dell’Università con specifico riguardo all’amministrazione trasparente. Ma di trasparente aveva riscontrato ben poco tanto che in cinque pagine di relazione sul caso aveva chiesto ai componenti del collegio dei Revisori dei conti dell’Università e al direttore generale Francesco Bonanno una verifica “sui rimborsi milionari” e inviato per conoscenza anche al ministro dell’Economia e delle Finanza Giancarlo Giorgietti e alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

I conti erano da far girare la testa: euro 40.324,44 al mese ed equivalenti a € 1.920,21 al giorno, esclusi i sabati e le domeniche, aveva quantificato il sindacalista, mettendo in evidenza anche “un crescendo sistematico negli anni del rettorato, fino ad arrivare nel 2022 alla cifra di € 828.465,00 – corrispondente a una media di € 69.038,75 di rimborsi al mese. Gran parte dei rimborsi sembrerebbe essere stata effettuata dal Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche, Farmaceutiche e Ambientali (ChiBioFarAm).

Cuzzocrea aveva respinto al mittente le accuse e replicato che in cinque anni ha pubblicato 261 lavori, portando alto il nome e la ricerca di Unime. La Finanza ha avviato le verifiche e oggi disposto il maxi sequestro, la ministra aveva ribadito piena fiducia nell’ex rettore nominandolo consulente. Una nomina che oggi si chiede da più parti di revocare.