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La Vicenda dei due magistrati ex coniugi, il marito già sostituto pubblico ministero della Procura della Repubblica di Messina (ora destituìto dai giudici del Consiglio superiore della magistratura di Roma) e la moglie sostituta procuratrice presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria è altamente singolare… per la sua gravità, ma anche perché quando sarà conclusa definitivamente potrà riservare ulteriori colpi di scena

ECCO I DETTAGLI TRATTI DA 'IL GIORNALE'

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La Vicenda dei due magistrati ex coniugi, il marito già sostituto pubblico ministero della Procura della Repubblica di Messina (ora destituìto dai giudici del Consiglio superiore della magistratura di Roma) e la moglie sostituta procuratrice presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria è altamente singolare… per la sua gravità, ma anche perché quando sarà conclusa definitivamente potrà riservare ulteriori colpi di scena.

Ecco i dettagli tratti da ‘Il Giornale’
La consorte, sopporta per lungo tempo questi comportamenti inaccettabili, poi non ce la fa più e lo denuncia.

Il processo (a carico del magistrato messinese) di primo grado, per maltrattamenti, si svolge al Tribunale di Catanzaro e mette in fila episodi sbalorditivi, più di una volta avvenuti in presenza dei figli della coppia: «La umiliava, disprezzava, denigrava, con offese del tipo str…, put…, non sai fare niente, obbligandola a mettere in ordine e pulire, finanche con le mani ogni qualvolta notasse delle briciole per casa, arrivando a svegliarla di soprassalto, tirandola per i capelli affinché passasse l’aspirapolvere nel cuore della notte».

Una successione penosa e incommentabile di angherie, negate con veemenza dall’imputato, ma confermate da una serie di testimoni. Il 6 marzo 2013, ad esempio, la porta via di forza, spintonandola, dalla sala in cui sta cominciando una conferenza cui lei dovrebbe partecipare come relatrice.

Ancora, nel catalogo delle mortificazioni, ecco «i vestiti ridotti a brandelli con una forbice per dispetto», e poi gli oggetti sparpagliati sul pianerottolo. Miserie, insomma, e ancora miserie in una situazione di squilibrio e disagio descritta per esteso anche dalla figlia più grande, scappata più volte a casa della nonna materna per sfuggire all’ira incontrollabile del genitore.

Scenate di gelosia, in pubblico e in privato, con squarci di follia nella camera da letto: la svegliava, mentre riposava, «afferrandola per le caviglie, rovesciandole addosso dell’acqua, trascinandola a terra e gettandole addosso il materasso». Alla fine il pm viene condannato a una pena tutto sommato modesta: 1 anno di carcere, con la condizionale. Insomma, il tribunale gli infligge una sanzione soft. E gli concede un robusto sconto, per la scelta del rito abbreviato, oltre alle attenuanti generiche.

Il caso potrebbe finire in niente o quasi. Ma la Disciplinare, con coraggio e rompendo uno schema corporativo, stabilisce che il magistrato deve togliersi per sempre la toga.