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‘Napoli… e se fosse stato vostro figlio? Un figlio non si dimentica mai soprattutto quando non incontri neanche le ossa, i denti o i capelli della creatura che hai messo al mondo’ [Video]

CHE FOSSE UN ANGELO O UN DIAVOLO... A NOI TUTTO CIÒ NON INTERESSA

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‘Napoli… e se fosse stato vostro figlio? Un figlio non si dimentica mai soprattutto quando non incontri neanche le ossa, i denti o i capelli della creatura che hai messo al mondo’. Napoli… oggi raccontiamo Enko Vitulli: come fosse Enko bravo, cattivo, bello, brutto, un buono o cattivo ragazzo… permaloso, gioioso… scomparso da Scampia e mai più ritrovato.

CHE FOSSE UN ANGELO O UN DIAVOLO… A NOI TUTTO CIÒ NON INTERESSA
Crediamo che nemmeno il peggiore uomo sulla faccia della terra meriti ciò che ha sicuramente dovuto affrontare (scomparire così a 22 anni), era nato nel terreno impervio, cementoso e avvelenato, un luogo tristemente disgraziato… come un fiore che non si arrende se la terra è dura lui ha deciso prepotentemente di germogliare, bello, sano e felice con l’innocenza che ogni bambino porta dentro.

Chissà cosa ha pensato in quei pochi millesimi di secondi… pensava, forse, implorava i suoi assassini chiamando il nome di chi più lo ha amato nella vita… mamma Branca. Sappiamo, o possiamo immaginare, che molti vivano nella speranza che Enko venga dimenticato, cosi tutto sarebbe piu vivibile, in tanti invece ci domandiamo ancora perche? Come si può sopravvivere con un masso così sulla coscienza? Come si può chiudere in un cassetto di una scrivania dagli interni ingialliti, che tanti processi ha visto passare, la breve storia di un ragazzo volatilizzato in una notte senza luna e mai più ritrovato?

Dov’è è Enko… forse incastrato in quei ruvidi muri delle palazzine celesti chiamate Vele e di cui tanto si è parlato? Vele troppo pesanti per volare… troppi bambini e ragazzi che ci vivono la dentro… troppo leggere e mal messe per proteggere chi ci vive, abbandonate nel degrado cittadino e speranzose che un giorno tutto migliori.

Ma chi ha indagato ha detto che la Enko non c’è…! Allora perché dopo 3 anni di indagini e di ricerche il caso di Enko… dopo tanto clamore mediatico è stato archiviato? Quindi… si archivia il caso terribile e di possibile matrice camorristica su cui probabilmente tanto ancora ci sarebbe da raccontare, sembra che nessuno voglia accettare che proprio li si sono perse le tracce di un ragazzo forse cresciuto troppo in fretta e che forse sperava in un futuro migliore.

Ma Enko… e ciò che resta di lui (anche se a noi piace pensarlo con il suo bel sorriso su una bellissima isola tropicale), Enko si troverà… quando la vita… vi presenterà il conto… perché sapete che lo presenterà… allora il rimorso sarà più grande di quello che vi ha fatto pensare in quel momento a lui, a come avete spezzato la vita di uno di voi… forse lo penserete da un letto di ospedale, o forse da uno sguardo dei vostri figli… ma sarà tardi… e penserete che raccontare, pentirsi…forse per alleviare il dolore a un vostro caro… sia uno scambio equo… pentirsi quando si è in tanti è un tik.

‘Allora stai sicura cara Branca che EnKo ritornerà da te. Io ti prometto che sarò lì con un fiore in mano per far ricordare a tutti che la vita toglie e poi riprende regala e poi sottrae. La mamma che lotta da più di 6 anni ha continuato a gridare il suo dolore… prima accerchiato dagli sciacalli, poi dalle iene, ma nulla… tutto archiviato nemmeno un dubbio, un sospetto che per qualcuno è certezza che il caso Enko ha ancora da raccontare tanto… forse troppo… una speranza,la volontà di riprendersi un minimo di dignità della vita. Ora come gli ultimi tra ultimi, come piace alla Veritas… la mamma di Enko racconterà (senza veli, omissioni, mezze parole, paure, e in piena onestà… Branca racconta Enko’.

Sapete perché? Perché è rimasta sola… a cercare ciò che resta, se resta, di suo figlio. Noi come persone… e non come giornalisti (per rispetto di Enko e sua madre) siamo certi che prima o poi qualcosa verrà ritrovata, forse tra anni ma non è questa una semplice storia che puo’ concludersi così. Ho accettato di intervistarla perché mi sono tornate alla memoria le parole di due giudici che i colleghi, gli amici nemici sostenevano dicessero “babbarie” in siciliano cretinate, lui e il suo collega si mormorava (tra una sigaretta ed una tazzina di caffè, rigorosamente alle spalle dei due magistrati, che adesso ci stavano rumpennu a mink..) i loro nomi erano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Giovanni scrisse dietro il proprio libro – documento – autobiografico -non si muore quando ti ammazza la mafia… si muore quando quelli che stavano con te… a combattere… ti lasciano solo- (cit. Giovanni Falcone dal libro “Cose di Cosa Nostra”).

Per questo ho deciso di: raccontare Enko, su ‘In Verità’ e su… www.messinamagazine.it.