Home Cronaca Si è conclusa una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica...

Si è conclusa una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina che ha portato alla notifica di un avviso di conclusione delle indagini preliminari (art. 415 bis c.p.) nei confronti dell’amministratore unico e di tre collaboratori di una società messinese operante nel settore del food delivery

AGLI INDAGATI VIENE CONTESTATO IL REATO DI INTERMEDIAZIONE ILLECITA E SFRUTTAMENTO DEL LAVORO (ART. 603-BIS C.P.), IL COSIDDETTO CAPORALATO, AGGRAVATO DAL NUMERO DI LAVORATORI COINVOLTI: DIVERSE DECINE DI RIDER ITALIANI, IN GRAN PARTE STUDENTI UNIVERSITARI E GIOVANI DEL TERRITORIO

74

Si è conclusa una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina che ha portato alla notifica di un avviso di conclusione delle indagini preliminari (art. 415 bis c.p.) nei confronti dell’amministratore unico e di tre collaboratori di una società messinese operante nel settore del food delivery.

Agli indagati viene contestato il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.), il cosiddetto caporalato, aggravato dal numero di lavoratori coinvolti: diverse decine di rider italiani, in gran parte studenti universitari e giovani del territorio. Parallelamente, l’indagine ha fatto emergere violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro previste dal D.Lgs. 81/2008 e la responsabilità amministrativa degli enti (D.Lgs. 231/2001), poiché i reati sarebbero stati commessi nell’interesse e a vantaggio dell’azienda attraverso un modello organizzativo ritenuto contrario ai principi di legalità.

L’operazione dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro
L’operazione è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Messina, con il supporto del Nucleo Operativo del Gruppo per la Tutela del Lavoro di Palermo. Le indagini hanno ricostruito un sistema che, secondo gli investigatori, traeva profitto dallo stato di bisogno di giovani lavoratori locali, costretti a utilizzare mezzi propri per effettuare le consegne e remunerati con compensi nettamente inferiori ai minimi previsti dai contratti collettivi nazionali.

In alcuni casi, i rider avrebbero percepito meno della metà delle tariffe stabilite dal CCNL Trasporti e Logistica, accettando turni intensi e condizioni di lavoro rischiose pur di raggiungere una soglia minima di reddito.

Paghe a cottimo e controlli continui
Tra le principali violazioni emerse figurano:

  • compensi a cottimo tra 2,40 e 2,99 euro per consegna, sistematicamente inferiori ai minimi contrattuali;
  • imposizione di ritmi e orari di lavoro gravosi, con metodi di controllo considerati lesivi della dignità dei lavoratori;
  • assenza totale di formazione sui rischi professionali e mancata sorveglianza sanitaria obbligatoria. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione avrebbe creato un vero e proprio sistema di “caporalato digitale”.

Il sistema algoritmico e le chat WhatsApp
La società utilizzava una piattaforma informatica proprietaria che, attraverso algoritmi predefiniti, gestiva l’assegnazione degli ordini e monitorava costantemente le prestazioni dei ciclofattorini. Il sistema era integrato dall’uso di chat WhatsApp, tramite le quali i responsabili aziendali impartivano direttive operative e controllavano in tempo reale i rider.

I lavoratori erano obbligati, una volta completata una consegna, a inviare la parola “libero” tramite l’applicazione e ad aggiornarla ogni minuto, per confermare la disponibilità immediata a nuovi ordini. I responsabili monitoravano i tempi di consegna e, in caso di ritardi, contattavano telefonicamente i rider, imponendo indicazioni su come accelerare il servizio e stabilendo unilateralmente l’ultima consegna della giornata.

Il rifiuto di un ordine non era di fatto consentito: doveva essere “ben motivato” e, in caso contrario, poteva comportare ammonimenti o l’esclusione dall’assegnazione degli ordini successivi, creando una condizione di forte subordinazione.

Sanzioni e frode contributiva
A seguito delle violazioni accertate in materia di salute e sicurezza sul lavoro, i Carabinieri del NIL hanno irrogato sanzioni per 66.940,29 euro. L’indagine ha inoltre portato all’avvio delle procedure per il recupero di contributi previdenziali e assistenziali evasi per 696.191,60 euro. Gli investigatori hanno accertato che gli indagati monitoravano costantemente i compensi di circa 300 rider, mantenendoli sotto la soglia dei 5.000 euro annui, utilizzata come espediente per qualificare i rapporti come prestazioni occasionali ed evitare così i versamenti contributivi.

Pressioni e tentativi di occultare le prove
Le indagini hanno documentato anche tentativi di occultamento delle prove dopo che gli indagati erano venuti a conoscenza dell’inchiesta attraverso un decreto di perquisizione. Secondo quanto emerso, sarebbe stato chiesto al gestore del database aziendale di eliminare i dati degli ordini degli anni precedenti, modificare password e credenziali di accesso al sistema e valutare la possibilità di nascondere il computer aziendale o alterare il file di cassa per ridurre gli importi registrati e coprire pagamenti in contanti non dichiarati.

Società in liquidazione e diffida alla regolarizzazione
La società, attualmente in fase di liquidazione, è stata formalmente diffidata alla regolarizzazione dei lavoratori e all’adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire nuovi episodi di sfruttamento. Un fenomeno nazionale L’operazione si inserisce in una più ampia manovra operativa avviata dal 2023 dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, mirata al contrasto del cosiddetto caporalato digitale nella gig economy.

Le attività investigative svolte a livello nazionale hanno recentemente fornito elementi alla Procura della Repubblica di Milano che hanno portato all’adozione di provvedimenti di controllo giudiziario nei confronti di importanti aziende del settore food delivery.

Differenze tra Nord e Sud
Le indagini evidenziano anche differenze significative nelle modalità di sfruttamento dei rider tra Nord e Sud Italia. A Milano, il sistema sarebbe stato basato su piattaforme digitali altamente sofisticate, con algoritmi capaci di geolocalizzare costantemente i lavoratori e valutare in tempo reale le performance. In quel contesto, le vittime risultavano prevalentemente cittadini extracomunitari.

A Messina, invece, lo scenario appare diverso: le vittime erano giovani italiani, spesso studenti universitari, e il sistema di controllo risultava più rudimentale, fondato su una piattaforma informatica di base e su chat WhatsApp utilizzate per coordinare e monitorare i rider.

L’impegno dei Carabinieri
Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro ribadisce il proprio impegno nel contrastare ogni forma di sfruttamento lavorativo, sia quando si manifesta attraverso sofisticati algoritmi delle grandi piattaforme internazionali, sia quando colpisce giovani lavoratori nei contesti locali attraverso sistemi più artigianali ma ugualmente coercitivi.