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Spazio alla celebrazione del femminile nella seconda giornata del Taormina Film Festival n.71, con un’icona del cinema mondiale, Catherine Deneuve, splendida nei suoi 81 anni, premiata in serata al Teatro Antico con il Taormina Achievement Award e protagonista al Palacongressi di una masterclass

APRIPISTA DEI LAVORI, IL PANEL «TAORMINA CELEBRA LE DONNE, NON LE DIVE – IDENTITÀ FEMMINILI TRA FORZA E VERITÀ», CON IRIS KNOBLOCH (PRESIDENTE DEL FESTIVAL DI CANNES), SANDY POWELL, DAVINE JOY RANDOLPH, ALESSANDRA MASTRONARDI, ILENIA PASTORELLI E LUCREZIA GUIDONE: CON LORO ANCHE VALERIA SOLARINO (MADRINA DEL FESTIVAL), SARAH FELBERBAUM, GIULIA PERULLI, DONATELLA FINOCCHIARO E NINA ZILLI

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Testo…, tratto da… www.gazzettadelsud.it.

Spazio alla celebrazione del femminile nella seconda giornata del Taormina Film Festival n.71, con un’icona del cinema mondiale, Catherine Deneuve, splendida nei suoi 81 anni, premiata in serata al Teatro Antico con il Taormina Achievement Award e protagonista al Palacongressi di una masterclass.

Apripista dei lavori, il panel «Taormina celebra le donne, non le dive – Identità femminili tra forza e verità», con Iris Knobloch (Presidente del Festival di Cannes), Sandy Powell, DaVine Joy Randolph, Alessandra Mastronardi, Ilenia Pastorelli e Lucrezia Guidone: con loro anche Valeria Solarino (madrina del Festival), Sarah Felberbaum, Giulia Perulli, Donatella Finocchiaro e Nina Zilli.

Si è parlato di condizione della donna artista, col focus su un divario di genere che è anzitutto numerico (poche donne registe, sceneggiatrici, costumiste, produttrici), ma che tocca anche i ruoli femminili, incasellati in poche specifiche parti (mogli, madre, amante…) che non rendono giustizia della complessità della donna, fatta di luci e ombre, di sfumature poco conosciute attraverso il cinema. Il dibattito si è poi soffermato sul divario salariale per le donne, cui vanno altresì affidati ruoli più di spicco e diversificati.

Ma come promuovere l’empowerment femminile nell’arte? «Grandi dive spesso presenti a Taormina, come Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Liz Taylor, sono state rappresentative di un empowerment femminile in tempi in cui non si parlava di gender gap», ha sottolineato la direttrice artistica Tiziana Rocca. Mentre oggi invece si avverte l’urgenza di un cambiamento radicale, basato su un lavoro di squadra, che non sia solo sorellanza, ma anche dialogo e confronto con gli uomini, che hanno il controllo su importanti settori del contesto artistico. Ma è altresì fondamentale cambiare la “narrativa sul femminile” e affidarla alle donne.

E a proposito di donne capaci di narrarsi, Catherine Deneuve, incontrando la stampa, ha affermato: «Non sono una sex symbol, o almeno non mi ci sono mai sentita, né sono una diva nel senso di essere capricciosa e poco affidabile e non sono mai stata isolata come una vera star. Ho fatto cinema, ma poi tornavo a casa dalle mie sorelle, da mia figlia, e oggi sono una nonna che non fa solo le marmellate».

Una donna con una vita privata oltre il cinema, che ha dato un apporto fondamentale alla giornata sul femminile, confermando l’immagine rimandata attraverso i ruoli nel cinema, come donna autentica e libera, carica di personalità e fascino. Basti citare opere cult come “Bella di giorno” di Luis Buñuel, “Repulsione” di Roman Polanski e i capolavori di François Truffaut “La mia droga si chiama Julie” e “L’ultimo metrò”.

Candidata all’Oscar nel 1993 per “Indocina” di Règis Wargnier, l’attrice francese ha presentato a Taormina la sua ultima interpretazione, «Spirit World – La festa delle lanterne», in sala dal 26 giugno con Europictures. Una vicenda fra dramma e fantastico diretta dal regista di Singapore Eric Khoo, ed inserita tra le proiezioni celebrative del festival, dopo l’anteprima mondiale all’ultima Festa del cinema di Roma (Concorso Progressive cinema).

Nel Film Deneuve è Claire Emery, cantante e star mondiale, che muore poco dopo un concerto in Giappone. Divenuta uno spirito evanescente intraprenderà un viaggio alla ricerca dei suoi affetti nell’aldilà
«Mi è piaciuto che non fosse una donna reale, ma un fantasma – ha detto – . Non so se in Europa si potrebbe scrivere una sceneggiatura di questo tipo perché la cultura giapponese è molto diversa dalla nostra, anche per il modo di concepire la vita e la morte. È stato un ruolo speciale, che mi ha permesso di soggiornare in Giappone per più di un mese in un periodo difficile, in cui mi era utile stare distesa con la testa». Si riferisce alla convalescenza dall’ictus che l’ha colpita nel 2019 sul set di «De son vivant» di Emmanuelle Bercot.

Amante della cultura orientale, diversamente dal personaggio di Claire, l’attrice ribadisce che gli affetti vanno conciliati con la professione: «Un film prende solo una parte del tuo tempo, ma poi bisogna vivere la propria vita con la famiglia e gli amici. Per me è sempre stato così».

E a proposito di donne impegnate nel cinema, accenna alla diminuzione di proposte di lavoro per signore in là con gli anni: «È difficile trovare ruoli interessanti dopo una certa età, ma le possibilità ci sono; dipende dalla qualità delle sceneggiature».

Innamorata dell’Italia, dove ha imparato la nostra lingua, compagna storica di Marcello Mastroianni («Non ho imparato da lui perché parlava molto bene il francese») e diretta da registi come Marco Ferreri (“La cagna”) e Mario Monicelli (“Speriamo che sia femmina”), dichiara di rimpiangere il grande cinema italiano: «Mi manca quel cinema e tutti i Film che si realizzavano allora in Italia, dove oggi la situazione è più complessa, rispetto alla Francia in cui ci sono più aiuti a livello statale. Non ho avuto proposte interessanti dai registi di oggi, ma della cinematografia odierna amo l’originalità e la poesia di Alice Rohrwacher. Mi piace anche Marco Bellocchio».

Cosa consiglierebbe ad una giovane donna che intende intraprendere la carriera d’attrice? «Non si possono dare certezze. La società cambierà, e fra dieci anni forse si lavorerà solo col green screen o con l’Intelligenza Artificiale. Direi che è meglio farlo come secondo lavoro».

Un ruolo che avrebbe voluto interpretare? «Caterina II di Russia: aveva una personalità forte, era una vera regina, con una cultura e un modo di dialogare con gli uomini molto avanti per la sua epoca».