Articolo… tratto da, www.gazzettadelsud.it!
Trovare delle soluzioni urgenti alle carenze di dispositivi… ma soprattutto scongiurare per sempre che tragedie come quella di Daniela Zinnanti, la 50enne uccisa dall’ex compagno 67enne Santino Bonfiglio, evaso dai domiciliari perché era privo di braccialetto elettronico, si ripetano ancora: fare il punto reale della situazione a Messina.
Ieri mattina, la prefetta Cosima Di Stani ha convocato tutti al suo tavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza… che ha avuto come tema centrale proprio quello dei braccialetti elettronici (poco) disponibili a Messina e in tutta Italia, diventati un caso nazionale dopo la tragedia della Zinnanti.
Un braccialetto che per il femminicida – l’atroce beffa -, sarebbe arrivato il giorno dopo il delitto. I vertici della magistratura e di tutte le forze dell’ordine in città per oltre due ore hanno quindi discusso – tra i vari temi – anche delle gravi criticità che sono emerse nelle scorse settimane e soprattutto di come risolvere i problemi legati alla carenza di strumenti per controllare chi è ristretto in regime di arresti domiciliari.
A “scatenare” in un certo senso tutto, ma a quanto pare era già prevista una riunione in Prefettura su questo tema molto serio, che è stata probabilmente solo anticipata, sarebbe stata una recente decisione di un giudice monocratico del Tribunale di Messina… che all’esito di un procedimento per un imputato da mandare agli arresti domiciliari, vista la mancanza del braccialetto elettronico di controllo, a quanto pare ha disposto il piantonamento H24 del detenuto da parte delle forze dell’ordine. Una misura di controllo che oggettivamente è stata a quanto pare giudicata in un primo momento impossibile da realizzare, con la carenza anche di uomini e mezzi che c’è in città.



