Una situazione che ha il sapore del surreale e dell’arretratezza di una città, Messina che sembra più interessata ad abbellire e rendere sicure le vie CENTRALI, attenzionando i luoghi più storici, monumentali e che danno risalto alla bellezza del territorio dello Stretto, che i turisti sono soliti visitare.
È il 10 gennaio quando sulla Strada esistente tra Santa Lucia e Massa San Nicola, verso l’imbrunire che il malcapitato, ma possiamo anche chiamarlo “miracolato” Pasquale Crisafulli, a bordo della sua Fiat Panda, viene inghiottito da una voragine apertasi sull’asfalto, un buco nero che si prolunga fino a che l’occhio umano può vedere.
Una fenditura che già nel lontano giugno era stata attenzionata (come dichiarato dai responsabili degli enti preposti) e considerata arteria con piccole crepe, ma evidentemente non considerata cosi altamente pericolosa, visto che il signor Pasquale è vivo per miracolo: soccorso dopo la disperazione durata minuti infiniti da un operaio dell’Enel, è stato trasportato dal 118 presso all’ospedale Papardo dove gli si diagnosticava una brutta rottura del femore scomposta e quindi destinata ad intervento chirurgico.
Durante l’operazione durata 4 ore, c’è stato bisogno di trasfusioni di sangue visto che il Crisafulli ha avuto una copiosa emorragia. Sul posto quel 10 gennaio, sono accorsi i vigli del fuoco e gli agenti della Polizia municipale che dopo aver preso atto di una possibile tragedia, hanno delimitato la zona e chiuso il passaggio ai mezzi rendendo la Strada pedonale (altrettanto pericolosa vista la presenza della buca ed il vuoto che si puo’ tuttora vedere al di sotto del manto stradale.
Inoltre gli abitanti dei dintorni hanno affermato che l’unico intervento praticato, è stato quello di riasfaltare il pezzo di Strada, ponendo ulteriore peso sopra: “Un uovo di pasqua già parzialmente spaccato che aspetta di essere mangiato”.
Ieri sera è stata indetta dai cittadini una riunione straordinaria, mentre intanto si vive di paura. Pasquale, la vittima, inghiottita letteralmente da una Strada che percorreva da sempre più volte al giorno, non dimenticherà mai quell’incubo. Ora la sfortunata vittima, si trova ancora ricoverata dopo l’inaspettato intervento al femore e non riesce a non pensare che sarebbe potuto andare tutto molto peggio… e chi avrebbe risposto di questa sconvolgente tragedia se non fosse andata per il verso giusto?
Ma la cosa più inverosimile, e che preoccupa non poco i genitori è che da quel 10 gennaio lo Scuolabus che portava i bimbi a Scuola non puo’ più passare dall’unica Strada accessibile che c’era, e 5 bambini se non accompagnati con l’auto guidata dai familiari, attraverso una stradina fatta di strettoie e dove uno Scuolabus non potrebbe mai passare, rischiano di non poter più raggiungere il Plesso scolastico perché molti di Essi sono impossibilitati ad accompagnare tutte le mattine i propri figli.
Come se tutto questo “groviglio di fili indistricabili” non fosse abbastanza, i membri dell’Istituzione scolastica sembrano non venire incontro agli alunni, segnando regolarmente sui registri scolastici l’assenza dei bambini coinvolti nella faccenda e mettendo così in difficoltà le famiglie che temono ripercussioni sia dal punto di vista dell’apprendimento dei minori, sia dal punto di vista legislativo che impone che i familiari debbano garantire una regolare frequenza dei minorenni alle lezioni per non incorrere in situazioni compromettenti con la Legge.
In questa vicenda, verrebbe da dire che la nostra “Messina bella… sia bella fuori e trascurata dentro” dove l’occhio della gente diventa più cieco e dove sembra apparentemente… che esistano cittadini di serie A… e forse altri di serie B. Con l’augurio di una guarigione dello sfortunato Pasquale, e la speranza che velocemente vengano presi seri provvedimenti, speriamo che questa brutta vicenda non venga “archiviata” e che chi di dovere assicuri agli abitanti.
Quello che nella serata di sabato durante un incontro (svoltosi a Massa Santa Lucia nell’ex Scuola elementare) ha ribadito il Popolo è che: “Un minimo di sicurezza vada garantito, prendendo atto della grandezza della crepa, per evitare altre tragedie dalle quali poi sarebbe impossibile tornare indietro”.



